Il petrolio crolla ai minimi pre-guerra: Hormuz riapre e cambia tutto
Il Brent cancella tutti i guadagni del conflitto mentre il traffico nello Stretto riprende. Oro sotto i 4.000 dollari, Tokyo vola.
di Marco Fancelliaggiornato il 5 min di lettura
Il Brent cancella tutti i guadagni del conflitto mentre il traffico nello Stretto riprende. Oro sotto i 4.000 dollari, Tokyo vola.
Bastano poche navi che attraversano uno stretto largo 33 chilometri per riscrivere le quotazioni globali. La riapertura del traffico a Hormuz ha innescato un crollo delle materie prime che ridisegna il quadro macroeconomico: il Brent torna ai livelli di marzo, l’oro perde la soglia psicologica dei 4.000 dollari, e improvvisamente i mercati sembrano credere che la pace sia possibile. Ma attenzione: l’Iran avverte che transitare senza autorizzazione resta “inaccettabile e pericoloso”.
Wall Street e USA
Seduta contrastata a New York, con il Dow Jones unico indice in territorio positivo a 51.848,9 punti (+0,35%), mentre lo S&P 500 ha chiuso a 7.358,22 (-0,1%). Il Nasdaq 100, dopo una giornata molto altalenante tra pressioni sul settore tech e spinte al rimbalzo, ha alla fine chiuso in leggero positivo, confermando una certa resilienza dei titoli tecnologici nonostante il clima di incertezza. L’attenzione degli investitori si concentra ora sul prossimo report PCE sull’inflazione: secondo alcuni analisti di MarketWatch, eventuali sorprese al rialzo potrebbero costringere la Fed a un rialzo dei tassi che nessuno si aspetta. Trump, intanto, ha chiesto al Dipartimento di Giustizia di indagare sul perché i prezzi della benzina non stiano scendendo abbastanza rapidamente, nonostante il crollo del greggio. La risposta è banale: i mercati dei carburanti reagiscono con ritardo di due-tre settimane.
Europa e Italia
Giornata di vendite generalizzate sui listini europei. Il DAX ha perso lo 0,62% chiudendo a 24.740,36, mentre il FTSE MIB ha sofferto maggiormente con un calo dello 0,74% a quota 51.639. A Piazza Affari hanno pesato i titoli energetici, colpiti dal crollo del petrolio, e Leonardo che ha subito forti vendite. Lo spread BTP-Bund si è mantenuto stabile a 72 punti base, con il rendimento del decennale italiano sceso al 3,58%. Sul fronte corporate, tiene banco la vicenda Tim-Fibercop: il gruppo guidato da Pietro Labriola ha portato in Tribunale la questione dei rincari dell’infrastruttura previsti nella bozza dell’Agcom, segnale di tensioni crescenti nel settore delle telecomunicazioni italiane. L’euro ha ceduto lo 0,42% contro il dollaro, scambiando a 1,14.
Asia
Tokyo ha dominato la scena asiatica con un balzo del 4,64% del Nikkei a 72.385,33 punti, trainato dai titoli tecnologici in attesa dei dati sull’inflazione americana. Il mercato giapponese beneficia anche delle aspettative generate dal piano di investimenti da 2.300 miliardi di dollari annunciato dalla premier Takaichi, sebbene gli strategist obbligazionari avvertano sui rischi per il mercato dei titoli di stato nipponici. Intanto, Naoki Tamura, membro hawkish della Bank of Japan, ha dichiarato che servono rialzi dei tassi “ogni pochi mesi”, alimentando speculazioni su una politica monetaria più restrittiva.
La notizia che conta
La ripresa del traffico nello Stretto di Hormuz ha fatto crollare il Brent sotto i 73 dollari e il WTI a 70,34 (-3,92%), cancellando interamente i guadagni accumulati dall’inizio del conflitto. È un evento che va ben oltre il prezzo del barile: significa che i mercati stanno scontando un accordo USA-Iran più vicino del previsto. Le scorte accumulate durante i mesi di tensione stanno ora raggiungendo i mercati, creando un effetto valanga ribassista. Goldman Sachs sottolinea che non serve nemmeno un ritorno al 100% della capacità dello Stretto perché tutto il petrolio del Golfo torni disponibile. Il gas naturale ad Amsterdam ha chiuso in calo del 2,5% a 40,96 euro, confermando il trend di normalizzazione energetica. Per l’Europa, alle prese con i blackout estivi, è una boccata d’ossigeno sui costi dell’elettricità.
Curiosità
L’Australia sta vivendo il più pesante crollo immobiliare degli ultimi anni: solo in questo trimestre, i due maggiori mercati del Paese hanno perso 185 miliardi di dollari australiani di valore, circa 128 miliardi di dollari USA. Un dato che pesa sull’effetto ricchezza delle famiglie australiane e che potrebbe anticipare dinamiche simili in altri mercati surriscaldati.
La riflessione
C’è qualcosa di profondamente ironico nel vedere i mercati festeggiare il crollo del petrolio mentre l’Iran, nello stesso momento, minaccia conseguenze per chi transita a Hormuz senza permesso. Stiamo assistendo a una dissociazione cognitiva collettiva: gli algoritmi comprano sulla notizia della riapertura, ignorando che la situazione geopolitica resta un campo minato. La verità è che i mercati finanziari hanno sviluppato una sorta di immunità alle crisi prolungate. Dopo settimane di tensione, qualsiasi segnale di distensione viene amplificato oltre misura. Ma chiediamoci: cosa succede se domani una petroliera viene fermata? Il problema strutturale non è cambiato. Circa il 20% del petrolio mondiale e un terzo del gas naturale liquefatto transitano ancora da quel collo di bottiglia. Le infrastrutture energetiche globali restano vulnerabili esattamente come prima. Quello che mi preoccupa è la velocità con cui il mercato ha archiviato mesi di rischio sistemico. L’oro che scende sotto i 4.000 dollari non indica necessariamente che il mondo sia più sicuro; indica che la liquidità cerca rendimenti più aggressivi. È lo stesso meccanismo che ha preceduto ogni correzione importante degli ultimi vent’anni: l’euforia del “questa volta è diverso”. E mentre tutti guardano al petrolio, il Bitcoin continua a cedere terreno, scivolando e consolidando nell’area dei 61.000-62.000 dollari, a ridosso di un supporto che gli investitori crypto monitorano con attenzione. Segnale che non tutti stanno abbassando la guardia allo stesso modo.
I prossimi giorni ci diranno se questa è vera distensione o solo una pausa prima della prossima escalation. Voi come vi state posizionando: pronti a cavalcare il rimbalzo o a proteggervi dal prossimo shock?
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