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Marco FancelliEconomia, mercati e nuovo ordine globale
Tuesday 27 October 2026Newsletter gratuita
Italia

Benzina, il prezzo scende di qualche centesimo. Ma il conto per gli italiani resta salato

di Marco Fancelli7 min di lettura

Automobilista al distributore con i prezzi di benzina a 2,02 euro e gasolio a 2,26 euro al litro

Tra accise mobili, interventi delle compagnie petrolifere e nuove tensioni sui mercati energetici, il prezzo dei carburanti continua a pesare sulle famiglie. Il problema non è soltanto quanto paghiamo oggi alla pompa, ma chi sosterrà il costo di questa crisi nei prossimi mesi.

Chi si è fermato a fare benzina negli ultimi giorni potrebbe aver notato qualche centesimo in meno sul tabellone del distributore. Dopo settimane di rincari, è certamente una buona notizia. Ma basta guardare il totale sullo scontrino per capire che la situazione è ancora lontana dalla normalità.

Prezzi medi self-service del 23 ottobre 2026 (fonte: Osservatorio prezzi carburanti del Mimit)
Carburante Rete stradale Autostrada Pieno da 50 litri
Benzina 2,022 €/l 2,045 €/l 101,10 €
Gasolio 2,260 €/l 2,300 €/l 113,00 €

Quanto costano oggi benzina e gasolio

Secondo i dati diffusi dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy il 23 ottobre, il prezzo medio nazionale della benzina in modalità self-service è di 2,022 euro al litro. Il gasolio costa invece 2,260 euro. In autostrada si sale rispettivamente a 2,045 e 2,300 euro.

Tradotto in termini concreti, riempire un serbatoio da 50 litri costa mediamente 101,10 euro per un’automobile a benzina e 113 euro per una diesel. Una cifra che, per chi utilizza l’automobile tutti i giorni per lavorare, accompagnare i figli a scuola o semplicemente spostarsi, rappresenta ormai una voce importante del bilancio familiare.

Perché si parla di carburanti in calo

Eppure, nonostante questi prezzi, si parla di carburanti in calo.

La contraddizione è soltanto apparente. Il problema è capire rispetto a quale situazione stiamo misurando il miglioramento e, soprattutto, quanto potrà durare.

Nelle ultime settimane abbiamo assistito a diversi interventi per contenere i rincari. Alcune compagnie petrolifere hanno introdotto iniziative commerciali temporanee, mentre sul fronte internazionale il ricorso alle riserve strategiche ha cercato di attenuare le difficoltà di approvvigionamento.

Sono strumenti utili, ma hanno un limite: possono rallentare gli aumenti, non eliminare le cause che li hanno provocati.

Il petrolio torna sotto pressione

Il petrolio continua infatti a risentire delle tensioni internazionali e delle difficoltà che attraversano le rotte energetiche. Negli ultimi tre giorni il mercato ha mostrato nuovamente quanto rapidamente possano cambiare le aspettative degli operatori.

Il future sul Brent con scadenza dicembre, che il 21 ottobre si trovava intorno a 108,82 dollari al barile, il 23 ottobre è arrivato intorno ai 117 dollari nelle quotazioni consultate. Un movimento considerevole in appena due sedute.

Non significa che domani mattina troveremo automaticamente un aumento equivalente al distributore. Il prezzo alla pompa dipende anche dai prodotti raffinati, dal cambio euro-dollaro, dai costi di distribuzione e dalle politiche commerciali delle compagnie.

Significa però che la pressione sui prezzi non è affatto scomparsa.

Le accise mobili: come funzionano

C’è poi una questione che riguarda direttamente il nostro sistema fiscale.

Quando il prezzo dei carburanti aumenta, cresce anche il gettito IVA calcolato sul valore imponibile della vendita. È proprio su questo principio che si basa il meccanismo delle cosiddette accise mobili, pensato per utilizzare parte del maggior gettito fiscale derivante dai rincari allo scopo di ridurre temporaneamente le accise.

Il ragionamento, almeno sulla carta, è semplice: se lo Stato incassa di più perché il carburante costa di più, una parte di quelle entrate può essere utilizzata per alleggerire il prezzo pagato dagli automobilisti.

È un sistema diverso dai tagli generalizzati finanziati attraverso nuove risorse di bilancio. Ma non bisogna commettere l’errore di considerarlo una soluzione definitiva.

Il suo funzionamento dipende dalle condizioni previste dalla normativa e dai provvedimenti adottati. Non garantisce uno sconto costante e, soprattutto, non impedisce che un nuovo aumento delle quotazioni internazionali si trasferisca ai consumatori.

A questo punto nasce una domanda: perché, se il nostro Paese dispone di strumenti fiscali per attenuare i rincari, le famiglie continuano a spendere così tanto?

Una parte della risposta sta nella composizione stessa del prezzo dei carburanti. Un’altra riguarda la difficoltà di distinguere un aumento temporaneo da una crisi destinata a durare.

Quando il petrolio sale per qualche settimana, un intervento straordinario può aiutare famiglie e imprese ad attraversare il momento più difficile. Quando invece il prezzo resta elevato per mesi, continuare a compensarlo attraverso il bilancio pubblico diventa molto più complicato.

Perché il caro gasolio pesa su tutta la filiera

C’è inoltre un effetto che spesso sottovalutiamo.

Il gasolio non serve soltanto a far funzionare le automobili. È fondamentale per il trasporto delle merci, per molte attività produttive e per una parte importante della distribuzione commerciale.

Quando trasportare un prodotto costa di più, quell’aumento non rimane necessariamente a carico dell’autotrasportatore. Può trasferirsi progressivamente lungo la filiera, fino al prezzo finale pagato dal consumatore.

Per questo il caro carburanti non riguarda soltanto chi possiede un’automobile. Riguarda anche chi va al supermercato, chi gestisce una piccola attività commerciale e chi deve fare i conti con margini di guadagno sempre più ridotti.

Naturalmente non tutti gli aumenti si trasferiscono immediatamente sui prezzi al consumo. Dipende dalla concorrenza, dai contratti e dalla capacità delle imprese di assorbire una parte dei maggiori costi. Ma più a lungo dura la pressione energetica, più diventa difficile farlo.

Chi paga davvero lo sconto

E qui emerge il problema più grande: la distribuzione del costo della crisi.

Lo Stato può rinunciare temporaneamente a parte delle entrate fiscali. Le compagnie possono accettare di ridurre i propri margini per un periodo limitato. Le imprese possono cercare di contenere gli aumenti. Le famiglie, invece, devono semplicemente adattare le proprie spese.

Ma nessuno di questi soggetti può sostenere indefinitamente lo stesso peso.

Una politica energetica realmente efficace non dovrebbe limitarsi a intervenire quando il prezzo supera una determinata soglia. Dovrebbe anche affrontare la vulnerabilità strutturale di un Paese che dipende fortemente dalle importazioni di energia e dalle oscillazioni dei mercati internazionali.

Come risparmiare alla pompa

Nel frattempo, per gli automobilisti, qualche possibilità concreta di risparmio esiste. Confrontare i prezzi dei distributori può fare la differenza: anche soltanto cinque centesimi al litro significano 2,50 euro su un pieno da 50 litri. Una cifra modesta se considerata isolatamente, meno trascurabile se ripetuta durante tutto l’anno.

Ma sarebbe sbagliato ridurre il problema a una questione di distributori più o meno convenienti.

Un sollievo, non ancora un’inversione

Il 23 ottobre la benzina costa mediamente poco più di due euro al litro e il gasolio supera i 2,26 euro. Le quotazioni petrolifere sono nuovamente sotto pressione e non abbiamo garanzie sulla durata degli interventi di contenimento.

Il piccolo ribasso visto negli ultimi giorni rappresenta dunque un sollievo, non ancora un’inversione strutturale della crisi.

E alla fine torniamo alla domanda iniziale: chi sta pagando davvero lo sconto?

La risposta cambia a seconda degli interventi adottati. Talvolta una parte del costo viene assorbita dalle compagnie, altre volte dalle entrate fiscali dello Stato. Quando questi strumenti non sono sufficienti, il peso ricade inevitabilmente su famiglie e imprese.

Perché qualche centesimo in meno alla pompa può farci respirare per un giorno. Ma ciò che conta davvero è capire se, tra un mese o tra sei mesi, avremo ancora bisogno di uno sconto per permetterci qualcosa che fino a pochi anni fa consideravamo una spesa ordinaria.

E forse è proprio questa la domanda che la politica economica dovrebbe cominciare ad affrontare con maggiore decisione.

Fonte dei prezzi dei carburanti: Osservatorio prezzi carburanti del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, dati del 23 ottobre 2026 (ANSA).

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I contenuti di questo sito hanno finalità informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza finanziaria, sollecitazione al risparmio o raccomandazione personalizzata di investimento.

Marco Fancelli

Imprenditore e autore di saggi di economia. Ogni giorno analizza mercati, materie prime e geopolitica con un linguaggio chiaro, per chi vuole capire cosa muove l’economia.

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