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Marco FancelliEconomia, mercati e nuovo ordine globale
martedì 27 Ottobre 2026Newsletter gratuita
Mercati finanziari

Euro forte, tech in crollo: la multipolarità ridisegna i mercati

Nasdaq -1,12%, Tokyo -1,81%, ma l'euro sale a 1,16$. Non è rumore: è riallocazione strutturale del capitale globale.

di Marco Fancelliaggiornato il 6 min di lettura

Euro forte, tech in crollo: la multipolarità ridisegna i mercati

Il Nasdaq cede l’1,12% mentre Tokyo affonda dell’1,81% sui timori di una nuova escalation mediorientale. Eppure l’euro si rafforza a 1,16 dollari e Piazza Affari regge a 50.262 punti. La divergenza non è rumore di mercato: è il sintomo di una riallocazione del capitale globale che ridisegna — in tempo reale — chi vince e chi perde nella transizione verso un ordine economico multipolare.

Mercati di ieri

Wall Street chiude senza direzione unitaria. Il Dow Jones guadagna un marginale +0,17% a 50.872,11 punti, tenuto su dai settori difensivi e dall’industria tradizionale. Ma il Nasdaq 100 perde l’1,12% a 29.084,5 — vendite concentrate sul comparto tecnologico — e l’S&P 500 cede lo 0,26% a 7.386,65. La lettura è chiara: il capitale ruota fuori dalla crescita ad alta valutazione verso posizioni più difensive.

In Europa la situazione è disomogenea. Il DAX scende dello 0,74% a 24.433,06, penalizzato dall’incertezza geopolitica e dal dossier difesa — su cui tornerò. Il FTSE MIB chiude a 50.262,76, in rialzo dello 0,11%, sostenuto dal settore bancario. Il petrolio WTI si attesta a 87,67 dollari al barile (-0,6%). L’oro, dopo mesi di corsa, cede l’1,12% a 4.238,6 dollari. Bitcoin a 61.287,64 dollari (-0,62%). L’EUR/USD a 1,16 (+0,16%) è il dato che più mi interessa: l’euro che si apprezza mentre i mercati azionari scendono racconta qualcosa di preciso sul posizionamento globale.

Asia stanotte

Tokyo ha aperto in ribasso stanotte, con il Nikkei che ha chiuso a 64.232,54 con una perdita dell’1,81%. Il catalizzatore immediato sono i timori di una nuova escalation mediorientale, con vendite concentrate sulla tecnologia. Ma c’è un sottotesto più profondo: l’Asia non è più il recettore passivo degli shock occidentali. Hong Kong si prepara a discutere la quotazione di SpaceX, e il CEO di HKEx Bonnie Chan parla apertamente di come Pechino stia stringendo sui flussi di capitale cross-border non autorizzati. Il messaggio è duplice: la Cina vuole attrarre capitale globale alle sue condizioni, non alle nostre. Il gas naturale intanto apre in rialzo ad Amsterdam, verso i 50 euro al megawattora — un dettaglio che in Europa nessuno si può permettere di ignorare.

Le notizie che contano

Lavoro e automazione. La vertenza Callmat a Matera non è una notizia di provincia: è il prototipo di quello che accadrà sistematicamente. I sindacati parlano di un terzo dei posti di lavoro nei call center a rischio. L’automazione conversazionale basata sull’AI sta divorando il customer care in modo più rapido di qualsiasi previsione. Matera è oggi quello che Detroit fu vent’anni fa per l’industria automobilistica: un campanello d’allarme ignorato finché non diventa crisi strutturale. La domanda non è se questi posti torneranno, ma chi gestirà la transizione — e a spese di chi.

Difesa e frammentazione europea. Airbus rompe con Dassault sul progetto FCAS. Il jet da combattimento europeo — che avrebbe dovuto essere il simbolo dell’autonomia strategica del continente — si frantuma lungo le linee nazionali: la Germania intende procedere da sola. È la metafora perfetta dell’Europa che non riesce a costruire sovranità condivisa quando i costi e i vantaggi industriali non si distribuiscono simmetricamente. Parigi non cede il know-how, Berlino non accetta di pagare senza controllo. Il risultato è una frammentazione che indebolisce entrambe — e rafforza chiunque osservi dall’esterno.

Made in Italy e capitale umano. Essilux riporta la produzione di smart glasses ad Agordo, in provincia di Belluno. Una multinazionale che sceglie l’Italia per un prodotto ad alto contenuto tecnologico. In parallelo, Lunelli — che guida una fondazione di oltre 120 imprese dell’alta industria culturale e creativa — mette il dito sulla piaga: la competitività italiana si gioca sul capitale umano, sul talento dei giovani. Non sulle agevolazioni fiscali o sulle deroghe normative. Sono due segnali che vanno letti insieme: l’Italia ha ancora qualcosa da offrire al mondo, ma rischia di sperperarlo se continua a non investire nelle persone prima che nei capannoni.

Curiosità del giorno

Il Blu-ray 4K cresce in Italia in un mercato video che si contrae. Non è nostalgia: è un fenomeno di nicchia che rivela qualcosa di più ampio. In un’epoca in cui lo streaming domina e i dati personali sono la merce di scambio per accedere ai contenuti, una fetta di consumatori sceglie il supporto fisico proprio perché non richiede connessione, abbonamento o profilazione. Il collezionismo tecnologico come atto di sovranità sul proprio consumo culturale. Vale la pena notarlo.

La riflessione

C’è una domanda che mi pongo guardando la mappa dei mercati di oggi: chi sta comprando euro mentre vende tecnologia americana e azioni giapponesi?

La risposta non è ovvia. L’EUR/USD a 1,16 con i mercati azionari in calo non è un movimento tipico da “risk-on”. È qualcosa di diverso: una riallocazione strutturale verso asset che offrono una valuta percepita come relativamente stabile in un contesto di instabilità geopolitica crescente. L’euro non è forte perché l’Europa va bene — il DAX in calo dello 0,74% e l’FCAS che si sfascia dicono il contrario. È forte perché il dollaro, nell’era della multipolarità, perde gradualmente il monopolio della fiducia.

Questo è il filo rosso che lega tutto quello che vedo oggi. La rottura tra Airbus e Dassault non è un fallimento industriale isolato: è la prova che l’Europa non riesce a costruire potere condiviso quando si tratta di distribuire risorse e controllo in modo equo. La stessa logica vale per i fondi europei riprogrammati sulla bolletta energetica: l’Europa usa i propri strumenti fiscali in modo reattivo, tamponando emergenze, invece di usarli in modo trasformativo.

Nel frattempo Hong Kong si posiziona come hub per le IPO globali — SpaceX in testa — mentre Pechino stringe i flussi di capitale non autorizzati. È una strategia coerente: attrarre capitale straniero attraverso canali controllati, impedire la fuga di quello domestico. Non è liberalizzazione, è governance del capitale su scala geopolitica. Gli Stati Uniti, che per decenni hanno usato i mercati finanziari come strumento di influenza globale, si trovano ora a competere su un terreno che non controllano più in modo esclusivo.

Per l’Italia, tutto questo ha implicazioni concrete. Il FTSE MIB regge, il settore bancario tiene, Essilux porta produzione ad Agordo. Ma la vertenza Callmat a Matera ricorda che la transizione tecnologica non aspetta le politiche industriali. Ogni posto di lavoro che l’automazione elimina senza un piano di riconversione è capitale umano bruciato — e l’Italia, come ricorda Lunelli, non ha abbastanza capitale umano giovane da potersi permettere di bruciarne.

Il mondo che si sta configurando premia chi governa la transizione, non chi la subisce. E governarla richiede scelte esplicite su dove allocare risorse, chi formare, quali settori difendere e quali abbandonare. La frammentazione europea sul dossier difesa è lo specchio di un’incapacità più generale: scegliere.

Chi è il vero vincitore di questa fase storica? Non chi ha più riserve d’oro — anche quelle correggono. Chi ha la capacità di trasformare le persone più velocemente di quanto il mondo cambi intorno a loro.

Voi vedete nei mercati di oggi un rimbalzo tecnico o qualcosa di più strutturale? Scrivetemi.

Contenuto informativo a scopo divulgativo. Non costituisce consulenza finanziaria.

Per approfondire

Fonte di riferimento: Nasdaq

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Marco Fancelli

Imprenditore e autore di saggi di economia. Ogni giorno analizza mercati, materie prime e geopolitica con un linguaggio chiaro, per chi vuole capire cosa muove l’economia.

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