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Marco FancelliEconomia, mercati e nuovo ordine globale
martedì 27 Ottobre 2026Newsletter gratuita
Mercati finanziari

Nasdaq crolla: -4,77% e 1.800 mld bruciati in un giorno

Wall Street affonda: il Nasdaq perde quasi 5% in una seduta. Il mercato del lavoro USA rimanda i tagli Fed e il tech paga il conto.

di Marco Fancelliaggiornato il 6 min di lettura

Nasdaq crolla: -4,77% e 1.800 mld bruciati in un giorno

Il mercato azionario americano ha cancellato quasi 1.800 miliardi di dollari di capitalizzazione in una sola seduta. Non è un crollo improvviso: è la resa dei conti di un rally costruito su aspettative che il dato sul lavoro di venerdì ha reso insostenibili. La tesi di oggi è semplice quanto scomoda: quando la liquidità si ritira, emergono le crepe strutturali che i mercati in salita si erano abituati a ignorare — e quella crepa più profonda si chiama tech.

Mercati di ieri

Wall Street ha vissuto la sua seduta peggiore da mesi. Il Nasdaq 100 ha ceduto il 4,77%, portandosi a 28.957,6 punti — la caduta in termini assoluti più severa degli ultimi anni nel settore tecnologico. L’S&P 500 ha perso il 2,64%, chiudendo a 7.383,74, mentre il Dow Jones ha limitato i danni al -1,35%, attestandosi a 50.866,78: la rotazione settoriale che avevo segnalato nelle settimane precedenti continua, ma oggi ha assunto connotati di fuga, non di riallocazione ordinata.

In Europa la correzione è stata più contenuta. Il DAX ha lasciato sul campo lo 0,75% a 24.759,05. Il FTSE MIB ha tenuto meglio di tutti, cedendo appena lo 0,29% a 49.893,05 — un numero che racconta molto sulla diversa composizione settoriale dell’indice italiano, meno esposto ai multipli esasperati del tech americano.

Sul fronte valutario, l’EUR/USD è sceso dell’0,8% a 1,15: il dollaro si rafforza quando i mercati temono, meccanismo pavloviano che non smette mai di funzionare. L’oro, sorprendentemente, ha perso il 3,1% a 4.365,3 dollari l’oncia. Il petrolio WTI è sceso del 2,69% a 90,54 dollari al barile.

Asia stanotte

Tokyo ha chiuso in rosso con il Nikkei a 66.588,12, in calo dell’1,31%. Il segnale che arriva dall’Asia non è solo la simpatia con Wall Street: il Giappone porta il peso di uno yen strutturalmente debole che gonfia i prezzi delle importazioni energetiche proprio mentre il petrolio rimane sopra 90 dollari. Una combinazione che comprime i margini industriali.

La Cina, intanto, tiene aperto il canale diplomatico con Nuova Zelanda per rafforzare la cooperazione commerciale bilaterale — un movimento piccolo ma indicativo. Pechino costruisce, mattone dopo mattone, una rete di relazioni commerciali alternative all’asse atlantico. Non è notizia del giorno: è strategia decennale che si materializza in ogni accordo bilaterale siglato lontano dai riflettori.

Le notizie che contano

Tech e chip: la bolla che respira. I semiconduttori hanno guidato il ribasso: Marvell e Micron hanno segnato le perdite più pesanti nell’S&P 500. Il catalizzatore immediato è stato un dato sul lavoro americano più forte del previsto — buone notizie per l’economia reale, pessime per chi sperava in tagli dei tassi rapidi. Ma dietro c’è qualcosa di più strutturale: il mercato ha finanziato per mesi la narrativa dell’AI come crescita infinita. Oggi qualcuno ha presentato il conto. Meta e Google, intanto, stanno valutando emissioni obbligazionarie per finanziare investimenti in AI da 820 miliardi di dollari complessivi. Il debito entra dove l’equity non basta più.

Bitcoin e cripto: l’attenzione si è spostata. Bitcoin tratta a 60.985,01 dollari, ai minimi dal 2024. Un analista citato da MarketWatch lo ha detto con brutale chiarezza: “L’AI trade sta succhiando il sangue fuori dalle cripto.” L’effetto Trump — quella fiammata di entusiasmo regolatorio che aveva portato Bitcoin oltre certi livelli — si è esaurito. Gli investitori momentum sono passati a un altro tema. Le cripto restano, ma senza il carburante della narrativa dominante faticano a mantenere l’altitudine.

Italia e rinnovabili: il paradosso regolatorio. Le aziende del settore rinnovabile denunciano un’anomalia: capitali disponibili, tecnologie mature, domanda in crescita — ma le installazioni rallentano. Il blocco è burocratico e normativo. Nello stesso momento, il ministro Pichetto Fratin annuncia che il nucleare coprirà il 20% del fabbisogno energetico italiano, a partire da reattori su navi. Una prospettiva a quindici anni, almeno. Nel frattempo, l’energia che potrebbe arrivare domani — quella solare ed eolica — rimane ferma in attesa di autorizzazioni. È un cortocircuito di policy che costa all’Italia competitività industriale ogni trimestre che passa.

Austria: addio alla tripla A. L’Austria ha perso il suo ultimo rating AAA da un’agenzia primaria, per deficit di bilancio persistentemente elevati. Un segnale che il rigore fiscale europeo non è più un dato acquisito nemmeno per i Paesi storicamente più virtuosi.

Curiosità del giorno

Il Nasdaq ha segnato oggi il maggiore calo in punti assoluti della sua storia — oltre 1.121 punti in una sola seduta, secondo MarketWatch. Non il maggiore in percentuale, ma in valore assoluto. È un dato che racconta quanto sia cresciuto il livello assoluto degli indici: le stesse percentuali di un decennio fa producono oggi oscillazioni di grandezza inimmaginabile. La scala del mercato è cambiata. I rischi si misurano in numeri che la psicologia umana fatica a elaborare.

La riflessione

C’è una domanda che mi faccio ogni volta che un dato macroeconomico “positivo” affonda i mercati: chi stiamo servendo, esattamente?

Il mercato del lavoro americano ha mostrato numeri solidi. In un mondo normale, questo sarebbe una buona notizia per i lavoratori, per i consumi, per la stabilità sociale. Invece ha innescato una vendita di massa sui titoli tecnologici perché rimanda i tagli dei tassi della Federal Reserve. La logica è coerente dentro il sistema finanziario. Fuori da quel sistema, è incomprensibile — e pericolosa.

Questo scollamento tra economia reale e mercati finanziari non è un’anomalia tecnica: è la conseguenza di vent’anni di politica monetaria che ha reso il costo del denaro il fulcro attorno a cui tutto gravita. Le aziende si valorizzano non in base a ciò che producono, ma in base al tasso a cui vengono scontati i flussi futuri. Quando i tassi scendono, anche le mediocri sembrano brillare. Quando salgono, anche le solide vengono punite.

Il caso cinese mi sembra istruttivo, per contrasto. Pechino ha un problema opposto: sovrapproduzione di pannelli solari, fabbriche che girano al minimo, surplus industriale che l’Occidente non vuole comprare per ragioni geopolitiche. Il Financial Times lo chiama “follia” sprecare questa capacità produttiva. Ha ragione sul merito — quella è energia pulita a basso costo che potrebbe alimentare la transizione globale. Ma ha torto sul metodo: la geopolitica non si negozia con l’efficienza economica. Si negozia con il potere.

E l’Italia? Sta nel mezzo, come spesso accade. Rinnovabili bloccate dalla burocrazia, nucleare promesso a un orizzonte lontano, un PIL che cresce dello 0,7% — abbastanza per non parlare di crisi, troppo poco per parlare di sviluppo. I giovani imprenditori chiedono esenzione IRPEF per gli under 35: è una proposta giusta nella diagnosi — l’Italia perde talenti perché non li paga abbastanza e li tassa troppo — ma è una toppa su un sistema che avrebbe bisogno di essere rifondato.

La verità è che il capitale si muove sempre dove trova le condizioni migliori. Non ha patria, non ha lealtà. E in un mondo multipolare dove ogni blocco costruisce le proprie regole, chi non costruisce le proprie finisce per subire quelle altrui.

Oggi la domanda che lascio aperta è questa: se un mercato del lavoro forte è diventato una cattiva notizia per i mercati finanziari, chi decide davvero le priorità dell’economia — i lavoratori o gli algoritmi di trading?

Contenuto informativo a scopo divulgativo. Non costituisce consulenza finanziaria.

Per approfondire

Fonte di riferimento: Federal Reserve

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Marco Fancelli

Imprenditore e autore di saggi di economia. Ogni giorno analizza mercati, materie prime e geopolitica con un linguaggio chiaro, per chi vuole capire cosa muove l’economia.

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