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Marco FancelliEconomia, mercati e nuovo ordine globale
martedì 27 Ottobre 2026Newsletter gratuita
Economia globale

Banca del Giappone all’1%: la fine del denaro gratis

La BoJ alza i tassi al massimo dal 1995. Wall Street festeggia, Tokyo no. Il carry trade in yen è finito?

di Marco Fancelliaggiornato il 5 min di lettura

Banca del Giappone all’1%: la fine del denaro gratis

La Bank of Japan porta i tassi all’1%, massimo dal 1995. SpaceX continua a correre a Wall Street, il petrolio crolla dopo l’accordo USA-Iran e l’Europa si interroga sul proprio futuro industriale.

Wall Street ha chiuso in rialzo, sostenuta dall’accordo tra Stati Uniti e Iran, letto dagli investitori come un segnale di riduzione del rischio geopolitico globale. Il movimento non è stato però uniforme: a guidare il mercato è stata ancora una volta SpaceX, che dopo il debutto record del 12 giugno — chiuso con un +19% — ha proseguito la corsa anche nella seduta del 15, arrivando a guadagnare un ulteriore 20% e portando la capitalizzazione della società di Elon Musk vicino ai 2.500 miliardi di dollari. Una parte crescente dei capitali si concentra dunque su un numero sempre più ristretto di titoli.

Sul fronte materie prime, il movimento più significativo è arrivato dal petrolio: il greggio ha vissuto una delle peggiori sedute degli ultimi mesi, dopo che l’intesa tra Washington e Teheran ha ridotto i timori di interruzioni nello Stretto di Hormuz e il mercato ha iniziato a scontare uno scenario di maggiore offerta. L’oro, al contrario, è tornato sopra i 4.300 dollari l’oncia: segno che parte degli investitori continua a mantenere posizioni difensive, nonostante l’euforia che pervade l’azionario.

▸ **Asia stanotte**

La notizia più importante della giornata arriva però dal Giappone. La Bank of Japan ha portato i tassi d’interesse all’1%, il livello più alto dal 1995. Può sembrare un aumento modesto, ma il suo significato storico è enorme: per oltre trent’anni il Giappone ha rappresentato il simbolo mondiale del denaro a basso costo, con fondi e banche che hanno usato lo yen come fonte di finanziamento per comprare attività più redditizie in tutto il mondo. Quel modello inizia ora a incrinarsi.

Il mercato locale ha reagito con prudenza: tassi più alti significano yen potenzialmente più forte, finanziamenti più costosi e minore convenienza per il carry trade che per anni ha alimentato la liquidità globale. La Cina, nel frattempo, continua a mostrare segnali contrastanti, con un settore immobiliare ancora debole che ha cancellato gran parte dei recuperi ottenuti dopo gli stimoli del 2024.

▸ **Europa**

Il Vecchio Continente accoglie con favore il calo di petrolio e gas, ma resta alle prese con problemi strutturali ben più profondi. Il caso Electrolux è emblematico: dopo l’intervento del Governo e del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, l’azienda ha sospeso per 50 giorni il piano che prevedeva oltre 1.700 esuberi e la chiusura di uno stabilimento, fissando l’obiettivo di un nuovo piano industriale condiviso entro l’inizio di agosto. Una tregua, non una soluzione.

Non è un episodio isolato. Le difficoltà dell’automotive tedesco, la crisi della chimica, le tensioni nella siderurgia e la concorrenza asiatica crescente stanno mettendo sotto pressione l’intero sistema industriale del continente. Negli ultimi anni l’Europa ha investito molto in regolamentazione e transizione energetica; oggi il mercato globale premia soprattutto difesa, intelligenza artificiale, semiconduttori e infrastrutture digitali. La domanda resta aperta: il continente sta investendo a sufficienza nei settori che guideranno la crescita del prossimo decennio?

▸ **Italia**

Per l’Italia il calo del petrolio è una buona notizia: meno pressione sui costi energetici di famiglie e imprese, più margini per il sistema produttivo. Resta però il nodo della competitività industriale. Il successo del collocamento del nuovo BTP Italia confirma la fiducia dei risparmiatori nel debito pubblico, ma racconta anche di un risparmio privato che continua a privilegiare strumenti difensivi rispetto agli investimenti produttivi. Le banche italiane beneficiano ancora di tassi relativamente elevati, ma un rallentamento dell’economia europea potrebbe trasformarsi in un fattore di rischio nei prossimi trimestri.

▸ **Curiosità del giorno**

Mentre la Bank of Japan chiude trent’anni di denaro a costo quasi zero, gran parte dell’attenzione mediatica resta catturata da un singolo titolo tecnologico. Più di 500 milioni di azioni SpaceX sono passate di mano solo nella seduta di debutto: un volume che si avvicina a quello del collocamento di Facebook nel 2012.

▸ **La riflessione**

La decisione giapponese potrebbe rivelarsi il fatto economico più rilevante dell’anno — e insieme il meno compreso dai mercati. Per decenni il sistema finanziario globale ha potuto contare su una fonte quasi inesauribile di capitale a basso costo proveniente da Tokyo. Quella stagione si avvia ora verso la chiusura, in un momento in cui l’Europa cerca ancora la propria strada industriale e l’Italia continua a interrogarsi sul modello produttivo da costruire per il futuro.

La domanda di fondo resta aperta: cosa succede agli equilibri finanziari globali quando anche l’ultima grande banca centrale del mondo decide che il denaro non può più essere gratuito?

*Contenuto informativo a scopo divulgativo. Non costituisce consulenza finanziaria.*

Per approfondire

Fonte di riferimento: Bank of Japan

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I contenuti di questo sito hanno finalità informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza finanziaria, sollecitazione al risparmio o raccomandazione personalizzata di investimento.

Marco Fancelli

Imprenditore e autore di saggi di economia. Ogni giorno analizza mercati, materie prime e geopolitica con un linguaggio chiaro, per chi vuole capire cosa muove l’economia.

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